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    December 04

    La ViTa

    Non vi è mai capitato di scoppiare in lacrime senza alcuna ragione apparente sentendovi profondamente tristi? È la voce sommessa dell’anima che richiama la vostra attenzione, chiedendo di essere nutrita almeno nella stessa misura in cui nutrite il corpo. Altre volte capita di vivere un momento veramente solenne e sacro in cui, nonostante il travaglio costante della vita, si prova un profondo sentimento di timore reverenziale e di appartenenza a un tutto. Anche in questo caso si tratta della voce dell’anima che esprime, con un collegamento intrinseco alle forze spirituali, la propria profonda soddisfazione.
    Le parole corpo e anima sono inserite generalmente nei contesti più diversi. Sappiamo, però, che cosa significano? Qual è la natura dell’anima? Quale la sua relazione con il corpo?
    L’anima rappresenta la ragione stessa della nostra esistenza; è, infatti, quella parte del nostro essere che riflette in modo diretto la nostra relazione con D-o, il Creatore di ogni cosa. Benché non sia tangibile, poiché è nascosta nel corpo, l’anima è la struttura stessa di ciò che noi siamo. Mentre il corpo racchiude gli aspetti materiali della vita, l’anima ne comprende quelli spirituali. La forza motrice del primo è soprattutto la soddisfazione degli istinti fisici; ciò non implica affatto, però, che il corpo sia di per sé cattivo. È stato creato da D-o inizialmente neutro, possedendo un grande potenziale per operare il bene, ma è comunque l’anima che gli dà energie, che lo guida ad agire rettamente e a stabilire un rapporto con il Divino. L’anima è di natura trascendente, infatti: la luce di D-o è l’anima dell’uomo.
    C’è, pertanto, una dicotomia intrinseca fra la natura tangibile e terrena del corpo e quella trascendente dell’anima. Basta osservare attentamente la fiamma di una candela e si potrà vedere qualche cosa di molto simile all’anima: la fiamma lambisce l’aria circostante, dirigendosi verso l’alto come se si muovesse in direzione di D-o; d’altra parte, però, lo stoppino la trattiene a terra. Analogamente l’anima tende costantemente verso l’alto, ma il corpo la frena con le sue insistenti richieste di nutrimento fisico e di gratificazione materiale. La domanda che ci riguarda tutti è: «Vogliamo essere come la fiamma che s’innalza oppure come lo stoppino che la trattiene?». Ognuno di noi può essere una persona equilibrata e sana se il corpo e l’anima lavorano in armonia. Non si deve preferire l’uno a scapito dell’altra, indulgendo o astenendoci nell’assecondare le richieste sia del primo sia della seconda; possiamo e dobbiamo fondere corpo e anima. Ciò significa che è necessario unirli nel comune sforzo di compiere la missione per la quale ci troviamo sulla terra, che è il significato stesso della creazione, ossia quella di vivere una vita spiritualmente intensa, produttiva e virtuosa, facendo del mondo fisico una dimora confortevole per la spiritualità e la Divinità. Ognuno di noi, insegnante o genitore, uomo d’affari o scienziato, compie questa missione secondo le proprie capacità e i talenti specifici presenti unicamente in lui. Tutti dobbiamo cercare di prendere coscienza della nostra missione e realizzarla, conducendo le nostre vite di minuto in minuto, di giorno in giorno, di anno in anno, in accordo con le leggi di D-o.
    La dicotomia fra corpo e anima è ovunque, in ogni cosa e la si definisce in vari modi: forma e funzione, materia ed energia, materialismo e spiritualità. L’esempio di un libro può aiutare a capire. Le parole sulla pagina rappresentano il corpo, mentre le idee, che si sviluppano nel testo, l’anima. Si può applicare questo concetto a ogni aspetto dell’universo perché esso stesso si compone di un corpo e di un’anima, identificabili negli elementi materiali e in quelli astratti che gli danno vita. Pertanto, il primo passo da compiere per creare l’unità nell’universo incontro alla spiritualizzazione dell’elemento materiale consiste nell’unificare il proprio corpo all’anima. Condurre una vita significativa vuol dire essere in grado di superare l’involucro di esteriorità materiale e mettersi in relazione con l’energia che sta all’interno. Non è sicuramente un compito facile dal momento che il corpo si avvale di strumenti sensoriali (vista, udito, odorato, gusto e tatto), mentre l’anima si muove nell’elemento extrasensibile (emozioni, coscienza, intelletto e, soprattutto, le forze spirituali subconsce).
    L’energia interiore, inoltre, non è quantificabile secondo le definizioni dei fisici, poiché c’è in essa un elemento di mistero che sfugge alla misurazione. Non si tratta semplicemente di una forza, bensì della forza cui diamo il nome di vita, in cui ci sono elementi che stiamo cominciando a scoprire solo ora.
    Guardiamoci intorno. È evidente al giorno d’oggi che molti sono alla ricerca della pace interiore, della felicità o della tranquillità, in altre parole dell’anima; ma usiamo gli strumenti idonei alla ricerca? Poiché siamo cresciuti ponendo tanta fiducia nei nostri sensi, spesso pensiamo che siano gli unici a noi disponibili. È veramente difficile, però, cercare di afferrare il significato delle nostre anime utilizzando solamente i cinque sensi! È come se usassimo gli occhi per ascoltare un brano musicale. Poiché il richiamo dell’anima è così forte e tenace, continuiamo a cercarla senza sosta.

    Perche' e' cosi' importante sapere di avere un'anima?

    Dal momento che i nostri sensi hanno un tale predominio, bisogna in qualche modo metterne in secondo piano le richieste per riuscire a conoscere ciò che abbiamo dentro. Se dovessimo sospendere le facoltà visive, uditive, olfattive, gustative e tattili che cosa ci rimarrebbe? Al primo impatto può sembrare un pensiero sconvolgente: si rimarrebbe senza nulla. Non è così: si rimarrebbe con se stessi. Abbiamo bisogno dei sensi solo per interagire con il mondo esterno, poiché sappiamo di esistere anche se non ci vediamo o non sentiamo la nostra voce: è una semplice consapevolezza, un senso completamente separato. Siamo assolutamente vivi anche senza i nostri strumenti sensoriali; senza l’anima, però, non c’è vita. Sussisterebbe, certo, la lotta fisica per la sopravvivenza materiale, ma la vita vera, giustamente intesa, è diretta alla ricerca del significato profondo, dell’anima e di D-o. Quando uno scienziato esplora le leggi della natura, si sente obbligato a sollevare il velo delle apparenze per studiare che cosa accade oltre il limite dei nostri sensi esterni. Quando un bambino smonta un giocattolo cerca la stessa cosa: il segreto, il meccanismo che lo fa funzionare. Questa curiosità è una caratteristica fondamentale della natura umana.
    Con lo stesso desiderio di sapere, dobbiamo volgerci al nostro essere: se non prendiamo atto di tutte le forze che ci guidano, compresa l’anima, non saremo mai in grado di comprendere noi stessi. E fintanto che non raggiungeremo la consapevolezza di come opera l’anima, non saremo mai in grado di darle il nutrimento di cui ha bisogno. Per fortuna, però, quando soffre, manifesta le sue necessità e per quanto si cerchi di ridurla al silenzio, distraendosi con godimenti materiali, continuerà a richiamare l’attenzione su di sé, per far sapere che una parte della vita è assente. Ciò che si percepisce come una forma di ansietà, mancanza di scopo o senso di vuoto è il desiderio di una maggiore completezza.
    Non può esserci maturazione personale senza avere coscienza della propria anima, perché è lei a esprimere l’insoddisfazione che costituisce lo stimolo per la crescita. Il corpo, infatti, fintanto che vede i suoi desideri egoistici soddisfatti, non desidera la trascendenza. L’anima dà direzione e unitarietà alla vita; il mondo materiale, vale a dire il mondo corporeo, è frammentato: l’anima è il fulcro intorno al quale si uniscono tutte le nostre attività fisiche. Se si osservano gli impulsi materiali del corpo durante una giornata, si vedrà quest’ultimo avanzare in cerchi o muoversi in rozzi slanci di piacere, rispondendo a caso agli stimoli che lo attraggono in ciascun momento particolare. L’anima unisce tutti questi frammenti, connette il futile all’eccelso e il materiale allo spirituale. L’anima insegna anche l’umiltà. Mentre il corpo è egoista, l’anima è umile; ci dà le capacità per sollevarci oltre noi stessi, per accorgerci dei bisogni altrui e per reagire con sensibilità. Senza l’anima i desideri egoistici del corpo ci potrebbero rendere schiavi e infine distruggerci. L’anima è il nostro elemento trascendente: sempre rivolta verso l’alto come la fiamma di una candela, tende a farci riunire con D-o. Il corpo può tentare, forse, di trattenerci a terra, ma l’anima ha il potere di innalzarci e farci andare al di là del mondo materiale.

    CaMpIOnI del MoNDo

    La Coppa del Mondo è stata sollevata da mani italiane - quelle di capitan Fabio Cannavaro - e gli azzurri di Marcello Lippi sono così entrati nella storia. Ripercorriamo l’edizione 2006, con i suoi spunti d'interesse ed i suoi momenti emozionanti e memorabili..Storia dei mondiali di calcio...
     
     Quello con un vecchio amore mai finito di corteggiare che improvvisamente - nel momento sperato, ma forse meno atteso - si materializza di fronte a te. Stupore e batticuore, a ventiquattro lunghi anni di distanza da quell’indimenticabile estate spagnola…

    Alla vigilia di Germania 2006, la nazionale azzurra, nei discorsi degli appassionati di tutto il mondo - italiani compresi - era tristemente abbinata allo scandalo che in Patria stava minando il calcio alle sue radici, a partire dai club più blasonati. Il c.t. Marcello Lippi era addirittura messo in discussione, il portiere Gianluigi Buffon ed il capitano Fabio Cannavaro venivano contestati apertamente.

    Proprio in quel frangente, il gruppo ha trovato l’unione decisiva per portare a termine un percorso davvero “eccezionale”. Mister Lippi, forte dell’ottima esperienza alla guida della Juventus, aveva già posto basi solidissime nei due anni precedenti, presupposto fondamentale che le ultime vicissitudini non hanno fatto altro che cementare ulteriormente.

    Dal punto di vista tecnico la squadra si è fondata su un portiere ed una difesa eccezionali, completati da un centrocampo ben assortito e da un attacco che, senza poter contare su una stella assoluta, ha goduto dell’apporto di sei elementi (Totti, Del Piero, Gilardino, Toni, Iaquinta e Inzaghi), tutti a segno una volta ciascuno, con l’eccezione di Toni, il più impiegato, in rete due volte.

    Sono stati diversi i momenti chiave della spedizione azzurra: Lippi ha identificato il più importante di essi nel primo posto ottenuto nel difficile gruppo E, grazie alla vittoria sulla Repubblica Ceca ad Amburgo, giunta al termine di una gara iniziata in maniera problematica.

    Nei primi minuti, con Pavel Nedved scatenato e Buffon chiamato agli straordinari, l’Italia ha infatti perso Alessandro Nesta per infortunio (non sarebbe più rientrato in campo nel Mondiale). Proprio il nuovo entrato Materazzi si è però rivelato decisivo, segnando il gol del fondamentale vantaggio.

    Capitalizzati così i quattro punti ottenuti contro Ghana (ad Hannover) e USA (a Kaiserslautern) nei primi due combattuti incontri disputati, gli azzurri si sono avviati alla seconda fase consapevoli di un cammino non impossibile. La balbettante Francia di avvio Mondiale, aveva infatti lasciato spazio alla Svizzera in testa al gruppoo G e ciò apriva un invitante corridoio per Cannavaro e compagni.

    Emozionante l’incontro degli ottavi di finale contro l’Australia a Kaiserslautern, risolto da un rigore conquistato da Fabio Grosso e siglato con freddezza da Francesco Totti al 93’, con la squadra azzurra in dieci contro undici per oltre quaranta minuti. Più agevole il quarto di finale ad Amburgo contro l’Ucraina, compagine regolata con un secco 3-0.

    Ecco Dortmund, quindi, per una semifinale ormai entrata a far parte delle gare memorabili della Coppa del Mondo FIFA: Germania-Italia. Bel primo tempo azzurro, ripresa tedesca, ma reti inviolate. I supplementari sono un incontro di pugilato fra due pesi massimi che non hanno più la lucidità per difendersi con cura.

    Chi sferra il pugno del k.o. vince. Lippi potenzia l’attacco ed è un “gancio” di Fabio Grosso, servito da un fantastico “no look pass” di Andrea Pirlo a mandare Ballack e compagni al tappeto. Del Piero chiude il conto al termine di un contropiede esemplare. Il suo gol è forse l’emozione più grande, la liberazione, il "bacio" che fa davvero ritornare con la mente al 1982.

    In finale ecco la Francia, evitata nei quarti, ma consolidatasi cammin facendo. Segna subito Zidane su rigore, ma l’Italia nel primo tempo conduce le danze e pareggia con Materazzi. La ripresa e i supplementari sono affannosi. Lo splendido Gattuso va in apnea, l’attacco dà pochi segni di vita e allora ci pensa la difesa a resistere allo strapotere transalpino e a condurre la gara ai rigori. Sì, proprio loro, i rigori che tante volte si erano frapposti ai sogni iridati degli azzurri.

    Questa volta dal dischetto sono tutti impeccabili e anche Daniele De Rossi, al rientro dopo una lunga squalifica di quattro giornate, dagli undici metri volge in positivo la sua avventura tedesca. Segnano Pirlo e Materazzi, non sbaglia il quarto, spesso decisivo penalty, Del Piero. Poi tocca a Fabio Grosso e si percepisce che sarà gol. Facile dirlo ora, ma ormai tutto aveva fatto capire che finalmente, dopo tanto tempo, era ora di tornare ad abbracciarsi!

    Da quella Coppa sollevata da Fabio Cannavaro e da tutti gli azzurri all’Olympiastadion, ripartirà la grande avventura del calcio italiano. Con una quarta stella al petto, da portare con orgoglio. Una stella che è simbolo delle doti più tradizionali e del calcio più vero, poco influenzato dal marketing, dai colpi di tacco e dalle rovesciate.

    Dopo la festa popolare al Circo Massimo di Roma, il c.t. Marcello Lippi, consapevole di aver condotto a termine il suo difficile e splendido compito, ha deciso di lasciare il suo testimone ad altri e la FIGC ha scelto Roberto Donadoni per la sua successione. Ex stella azzurra ad Italia 1990 e ad USA 1994, Donadoni rileva un’eredità pesante, ma, comunque vada, parte consapevole che finalmente il duro lavoro degli anni Novanta ha avuto una sua pur tardiva concretizzazione. Ora, certo, sarebbe bello continuare…

    October 24

    nessun gruppo è km noi

    il nostro gruppo è formato da tutte persone ke io conosco almeno da una decina di anni!vi giuro ke tutti noi ci vogliamo molto bene e spero ke il nostro rapporto duri il+ a lungo possibile(cioè x sempre)!sinceramente xò tutt insiem simm propr na band i sciem!alla fine raga'ricordate sempre ke simm semp i kiù fort!!!